Il Surrealismo nella natura del Namib

Paesaggi onirici, palette colori straordinarie, forme irreali e accostamenti inconsueti: la natura diventa quasi arte figurativa.

Ho sempre sentito parlare del deserto del Namib come uno straordinario paesaggio, evocativo di emozioni contrastanti in grado di smarrire l'osservatore al centro di un panorama che ha il sapore di un sogno.


Dopo averlo visto con i miei occhi posso dire che sembra uscire da una tela Surrealista, dove la scelta che madre natura fa dei colori sottolinea ancora di più la straordinarietà del luogo.


In questo articolo voglio parlarvi della bellezza struggente di questo luogo, visto attraverso l'obiettivo della mia camera, e di come la natura qui, abbia creato qualcosa che si avvicina più ad una fantasia onirica che alla realtà.



Il paesaggio nel Surrealismo

Nel Surrealismo l'artista dialoga in modo profondo con la natura e il paesaggio: nella corrente figurativa del movimento, la rappresentazione realista dei soggetti (che si contrappone alla corrente astratta dello stesso movimento, più simile ad una improvvisazione psichica) si lega profondamente con gli elementi dello scenario passando da una rappresentazione fedele ad una trasfigurazione di esso, ma senza negarne gli elementi.



I surrealisti figurativi pur dipingendo oggetti e luoghi reali, ne rimuovono il senso comune creando accostamenti impossibili, mettendoli in rapporto tra di loro in una realtà del tutto inventata ed inesistente, spesso immergendoli in uno spazio sconfinato e senza orizzonte, qualcosa di molto simile ad un deserto.

Il paesaggio del deserto del Namib mi è parso del tutto simile a questa descrizione.


Il Namib-Naukluft: palette di un sogno


Durante il viaggio in Namibia, dedichiamo almeno 3 o 4 giorni alla percorrenza del parco Namib-Naukluft, che con un'area estesa quasi quanto quella della Svizzera, è la più grande riserva naturale dell'Africa ed è il quarto più grande parco nazionale del mondo...direi che 3-4 giorni sono anche pochi!


Il paesaggio qui è più simile a un quadro che a un luogo di questo pianeta: le tonalità del paesaggio sono così intense e varie che sembrano provenire da una tavolozza di un artista, l'orizzonte è vasto, punteggiato qua e la da una fila di acacie o da qualche orice che vaga solitario.


Distese di erba gialla e secca si scontrano con rocce violacee e magenta che si possono ammirare all'orizzonte, alternate a secche pianure di sale candido e dune color pesca dalle forme fluide e morbide.

Non posso fare a meno di provare disorientamento alla visione di tanta bellezza, ho il dubbio di essermi persa in qualche viaggio onirico, forse sto sognando...


Siamo soli in questo panorama, il silenzio che si sente quando il vento smette un attimo di soffiare potente è quasi assordante, fa paura e ci ricorda che siamo a distanza di centinaia di chilometri dal primo centro abitato, e c'è la possibilità di non incontrare nessuno per ore sulla strada...


L'aria è talmente secca che puoi sentire l'umidità uscire dal tuo corpo, le mani e la pelle sono ricoperte di crepe. Mentalmente conti quanti sorsi d'acqua ci sono nella tua borraccia, e come farteli bastare fino alla fine dell'escursione e al ritorno all'auto.


Il sole è torrido. Qui è inverno, ma scotta sulla pelle, siamo pur sempre ai tropici e la crema a protezione totale è solo un palliativo per la secchezza di cui prima...l'unica è rimanere vestiti il più possibile!


Oltre la duna più alta del mondo - Big Daddy, 390 metri di sabbia bollente che ad ogni faticosissimo passo per salire ti fa sprofondare e tornare più giù di mezzo metro - c'è un posto magico: la Dead Vlei, la meta della nostra escursione.

Il piccolo Pan salino è di un bianco accecante, è incredibile come le dune e la sabbia se ne restino ai bordi, spazzate continuamente dal vento. Le crepe profonde nell'argilla ancora una volta rendono il senso dell'aridità in cui ci troviamo. Il Vlei è circondato da giganti di sabbia di un arancio intenso e ferruginoso, il modo in cui la luce del sole le colpisce e si riflette crea una palette di tonalità avvolgenti e calde. Il cielo è così azzurro e terso che gli occhi lacrimano cercando di bilanciare il contrasto cromatico.

E come spettri silenti, gli scheletri neri di quelle che un tempo erano acacie, costellano la valle con le loro braccia secche e desolate verso il cielo. Antichi alberi rigogliosi e verdi, rimasti mummificati nel cuore del deserto.

In uno scenario così ricco di spunti, non mi resta che sedermi nella minuscola ombra di uno di loro, e godermi il panorama mentre scatto le foto a questo incredibile paesaggio, fingendo di scorgere orologi fondersi e cadere dai rami di questi alberi o animali fantastici prendere forma dalla condensa di un miraggio all'orizzonte.









MoodBoards ispirazionali


Da queste suggestioni e dall'esperienza del viaggio, ho portato a casa ispirazioni che come sempre si rivelano attraverso colori e texture, e che mi piace collezionare e trasportare nei miei lavori, nelle mie grafiche, nei racconti visuali fatti di immagini e profumi visivi.




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